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>Appunti. La mia finestra sull'aleph.<
 






venerdì, aprile 30, 2004

Ai compagni e alle c...

Ai compagni e alle compagne della Sinistra Universitaria

Si è svolto ieri il 2° Congresso della Sinistra Universitaria di Bologna. Non voglio esprimere alcun commento sull'esito dell'assemblea. Forse è solo tanto doveroso quanto rapido augurare ogni bene a chi si è preso (e a chi prenderà presto) la responsabilità di guidare l'Associazione per i prossimi due anni.

Per quel che mi riguarda si chiude una parentesi importante della mia vita; sento già un vuoto. I ringraziamenti personali preferisco rimangano privati per sottrarli a qualunque disquisizione politica. Basti solo sapere che i pensieri di un segretario uscente sono rivolti a ogni differente compagno con uguale affetto.

Per come vi ho conosciuto, dopo l'onore di essere stato il vostro segretario, segue l'onore di lavorare ancora fianco a fianco per le idee in cui crediamo e che la nostra Associazione rappresenta.

Gabriele Mearelli

postato da: gabriele.m | 13:36 | commenti (2)

martedì, aprile 27, 2004

Scacco! Ho imparato...

Scacco!

Ho imparato a giocare a scacchi da piccolo. Mi fa sempre piacere giocare a scacchi, ma non mi sono mai lasciato trasportare dalla passione fino a livelli irrimediabili.

E' una fortuna perché non ho la pazienza e la sistematicità del vero giocatore di scacchi. Pretendo che se una posizione o una mossa sono belle allora devono necessariamente essere anche giuste. A rifletterci bene ciò non è sbagliato, ma la bellezza non è mai banale né semplice da vedere, richede sempre uno sforzo di razionalità per essere goduta (non so perché ma argomentazioni analoghe sono emerse sabato scorso in una discussione in cui si discettava della esistenza di Dio). Soprattutto è una fortuna perché in Italia il nobil giuco non dà pane e anzi costa un occhio, al contrario di molti altri paesi europei, in particolare slavi.

Dopo esatti otto anni, una settimana fa compro Torre e cavallo - scacco!, principale rivista scacchistica italiana. Come otto anni fa si parla della grande figura di Kasparov (che a proposito viene a Bologna il 15 maggio, al negozio le 2 torri), si parla del torneo di Linares, si parla di Godena, si parla del grande incontro tra uomo e macchina, Kasparov e Deepblue, in cui per la prima volta una macchina, uscita dai laboratori IBM, batte il campione degli umani.
In pratica non è accaduto nulla di rilevante per una intera decade.

Vi siete mai chiesti dove si può giocare a scacchi a Bologna? Non si può, se non al circolo CRB in via Marzabotto - unico circolo scacchistico bolognese. A Modena ce ne sono 5 soltanto tra quelli affiliati alla Federazione Scacchistica Italiana. Mi sembra assurdo ad esempio che non sia mai nato spontaneamente un movimento scacchistico in ambito universitario (100.000 giovani studiosi che non hanno un cazzo da fare: ce ne saranno 100 che giocano a scacchi di cui 5 veramente bravi, per non parlare dei professori), qualcuno deve essersi impegnato per reprimerlo.

Provate a vedere i link in calce al post: c'è un solo sito degno di questo nome? Vi assicuro che gli scacchi sono un gioco epico; c'è qualcosa che vi fa pensare ciò? Per conoscere qualcosa degli scacchi in Italia devi cercare riviste che non si trovano in edicola, comprare libri che costano un patrimonio, iscriverti a circoli esclusivi. In questo modo non si creerà mai quella cultura scacchistica diffusa e amatoriale (e bacino economico!) che permetterà di riportare in Italia (patria di grandissimi giocatori secoli or fa) un minimo di attenzione per il Gioco. Ma andiamo avanti così che ci piace fare i superiori!

Bibliografia del post:
.
Federazione Scacchistica Italiana
.Lega Scacchi
.Associazione Scacchistica Italiana Giocatori per Corrispondenza
.FSI - Emilia Romagna
.Le due Torri







postato da: gabriele.m | 11:04 | commenti

mercoledì, aprile 21, 2004

Nonostante Guazzaloc...

Nonostante Guazzaloca, Bologna è una città incantevole. A parte il clima.

Esiste una sola settimana all'anno, tra fine aprile e inizio maggio,  in cui non piove, non fa troppo caldo nè troppo freddo, l'aria è ventilata, meno umida e si sente meno lo smog.

La Settimana è appena iniziata.

postato da: gabriele.m | 14:51 | commenti (3)

Cos'è Wiki? In atte...

Cos'è Wiki?

In attesa di riprendere con articoli impegnati e complessi (che necessitano di approfondimenti e verifica delle fonti), scrivo un appunto veloce su un nuovo strumento per community web. Dopo il fenomeno weblog, partito dagli Stati Uniti d'America 7 anni fa, arrivato in Italia circa 2 anni fa (io l'ho scoperto 13 giorni fa), finalmente sta arrivando Wiki! (e qui sono quasi all'avanguardia).

Wiki è in poche parole un sito web creato dinamicamente dai visitatori.

Si possono scrivere nuovi testi, inserire immagini, creare nuove pagine. Il tutto tramite un form html presente in ciascuna pagina già creata che funge da editor di testo. Chiaramente non ci si può aspettare niente di fantascientifico (dalla tabella in su), però è dotato di un buon sottoinsieme delle funzionalità dell'html per quanto riguarda la formattazione del testo.
Per creare una pagina o modificarne una esistente non è necessario conoscere l'html perché è ridefinito un insieme di simboli (in luogo dei tag html) per arricchire il testo (grassetto, corsivo, elenco puntato, link, titoli, etc etc). Per quanto quest'insieme di simboli sia abbastanza mnemonico, forse è inopportuno abbandonare i tag e si sarebbe potuto ovviare alla difficoltà per l'utente di imparare l'html (il wiki ha come obiettivo che un utente qualunque possa partecipare allo sviluppo del sito) con un nuovo insieme di tag xml (più facile da ricordare e più leggibile).
Tutte le considerazioni tecniche che faccio sono in realtà legate a un particolare server wiki, il MoinMoin, che gira sotto qualsiasi sistema operativo con Python installato. Non avuto tempo di guardarmi intorno meglio.

Credo sia uno strumento davvero fantastico per sviluppare progetti online di qualunque tipo. L'unico aspetto che non mi è chiaro: essendo un wiki gestito da chiunque si colleghi, chi si preoccupa di controllare che le informazioni siano organizzate in modo razionale (probabilmente questo aspetto non interessa chi mette in piedi un wiki) e che degli 'estranei' non deturpino lo spazio comune?

Bibliografia del post:
.WiCaFo, il wiki degli studenti dell'Università Ca' Foscari di Venezia (il primo italiano che ho trovato con google)
.MoinMoin Project, su sourceforge.net
.Wikipedia






postato da: gabriele.m | 10:26 | commenti

lunedì, aprile 19, 2004

Zapatero e il ritiro...

Zapatero e il ritiro delle truppe dall'Iraq

Il nuovo primo ministro spagnolo ha annunciato che ritirerà le truppe dall'Iraq perché è ritenuta imrobabile una nuova risoluzione ONU (la Spagna è membro di turno del Consiglio di Sicurezza).

Sadr proclama una tregua nei confronti della Spagna.

La Casa Bianca è spiazzata e teme un effetto a catena, il venir meno di tutti gli alleati. Il danno è chiaramente politico e non militare, perché le truppe statunitensi e i fedelissimi inglesi sono la quasi totalità del contingente.

I militari italiani in Iraq sono spiazzati e temono un maggior isolamento di quanto non soffrano ora. Sentono d'altra parte la necessità della loro presenza per mantenere stabile la situazione in un contesto caotico e senza riferimenti istituzionali.

L'Ulivo è spiazzato più di tutti. Dopo aver trovato un po' di fiato sulla tema della guerra accodandosi alla posizione di Zapatero (ritiro dopo il 30 giugno, fatidica data del passaggio del potere agli iracheni), ora si trova a dover accodarsi di nuovo alla posizione spagnola.

A mio avviso se le truppe della coalizione se ne andassero immediatemente getterebbero il paese in una situazione drammatica, molto peggiore della dittatura di Saddam Hussein, segno che la scelta dell'intervento militare è stata un disastro.
La Spagna ha chiesto delle garanzie istituzionali per rimanere come presenza militare; probabilmente l'ONU non sarebbe in grado di gestire in modo migliore la situazione, ma riporterebbe la discussione sul futuro dell'Iraq in sedi più opportune e democratiche degli uffici del Pentagono. Nel momento in cui questa richiesta non è soddisfatta, lascia la responsabilità di gestire la crisi irachena a chi l'ha voluta e a chi ha deciso di condurla autonomamente.

La coerenza e il coraggio di Zapatero ha permesso a lui di assumere un ruolo di primo piano all'interno della sinistra europea e alla Spagna di divenire un importante referente diplomatico all'interno dell'Unione.
La sinistra italiana ha molto da riflettere sulla propria mancanza di linee guida per la politica estera del nostro paese.

Cosa succederà dopo il 30 giugno? In pratica dovrebbe cambiare il capo del governo (attualmente è Paul Bremer, agli ordini di Donald Rumsfeld), il quartier generale statunitense dovrebbe trasformarsi in ambasciata per gestire (autonomamente) i fondi della Casa Bianca per la ricostruzione, l'esercito e la polizia iracheni rimarrebbero sotto il comando dell'esercito USA. Di fatto un passaggio di poteri più di facciata che altro, buono per le elezioni presidenziali di novembre 2004.




postato da: gabriele.m | 11:12 | commenti

venerdì, aprile 16, 2004

Eroismo? Mi concedo...

Eroismo?

Mi concedo anch'io una digressione sulla triste vicenda che impegna le tv nostrane (e i blog) da alcuni giorni: l'assassinio di Fabrizio Quattrocchi. Essendoci già tanta narrativa (buona e cattiva) sull'argomento e non essendo io un esperto (ma anche se lo fossi non avrei lo strumento per una valutazione corretta, come non ce l'ha nessuno: l'informazione), sarò lapidario - il termine non vuole apparire una mancanza di rispetto, date le circostanze.

Appare evidente che i 130.000 soldati della coalizione presenti in Iraq non sono sufficienti per mantere l'ordine pubblico in stato di occupazione (ho sentito parlare di 500.000 uomini necessari).
Sembra ci siano 30.000 uomini non iracheni assunti a scopo di sicurezza di strutture o personale da aziende che hanno contratti in Iraq o da imprese di sicurezza; a volte sono intervenuti anche a sostegno dei soldati regolari nella difesa di edifici istituzionali o militari. Il Pentagono ha deciso di dividere gli oneri economici (e di vite umane) dell'occupazione con le multinazionali che si occuperanno di ricostruire un Iraq spianato appositamente dagli Stati Uniti?
Questi uomini sono dotati di armamento leggero e pesante. C'è qualcuno che rilascia il porto d'armi in Iraq oppure chiunque può girare armato? Ovvero, se un carabiniere incontra per la strada un uomo armato di mitra: a) non ci fa caso perché tanto è normale; b) gli spara a vista; c) gli chiede (magari con molta cautela) se ha qualche autorizzazione per girare armato (è un soldato in libera uscita? è un poliziotto iracheno? è un vigilantes? ...)
Se esistono autorizzazioni di questo genere, perché l'ambasciata italiana era all'oscuro della presenza in Iraq di Quattrocchi e degli altri italiani rapiti? Come è arrivato Quattrocchi in Iraq? Perché non ha segnalato la sua presenza alle autorità italiane, dato che svolgeva un'attività sicuramente pericolosa e in qualche modo collaterale?

Infine credo che gli eroi si possano definire tali per quello che hanno rappresentato da vivi, non per come sono morti. Quattrocchi era in Iraq, pagato per sparare se necessario, per comprarsi la casa insieme alle sua compagna. Non per l'Italia; non per la democrazia; non per la pace. Ammesso e non concesso che il mestiere che svolgesse sia lodevole (non ne so nulla come quasi tutti), non credo si possa definire un eroe. Con questo non voglio denigrarlo, voglio soltanto dipanare questa commozione patriottica per concentrarsi sulle cose importanti, balzate all'onore della cronaca grazie ai sequestri: 30.000 soldati non ufficiali in Iraq.

Bibliografia del post:
.Gabriella Pagliani, "Il mestiere della guerra. Dai mercenari ai manager della sicurezza", Franco Angeli, 2004





postato da: gabriele.m | 18:34 | commenti

giovedì, aprile 15, 2004

C'era una volta un p...

C'era una volta un paradosso...

Uscito 25 anni fa, è uno dei libri di divulgazione scientifica più originali e strabilianti che abbia mai preso in mano. In un solo colpo d'occhio (di 850 pagine) "Gödel, Escher, Bach" di Hofstadter fa cogliere il filo rosso che collega le opere dei tre geni e che probabilmente è nascosto in fondo alla via della ricerca sull'intelligenza artificiale: gli strani anelli, come Hofstadter li chiama.

Senza togliere altro alla vostra immaginazione, dirò soltanto che l'autore commette un errore nella sua trattazione (che comunque non ne inficia la bellezza). Introducendo il Teorema di Gödel, afferma che esso è 'la traduzione in termini matematici di un antico paradosso della filosofia. Si tratta del cosiddetto paradosso di Epimenide, o paradosso del mentitore'. Richiami al paradosso di Epimenide intarsiano poi un po' tutto il libro.
Un'affermazione paradossale è contemporaneamente vera e falsa. Ciò è illogico.
Il paradosso del mentitore, senza entrare nella sua storia che tra l'altro non conosco bene, si può enunciare così: "Io sto mentendo". Chiaramente se mento, quello che dico è falso; ma se è falso, non è vero che sto mentendo; ma se non sto mentendo, quello che dico è vero. Affermazione sia vera che falsa: paradosso.
Il paradosso di Epimenide è dato da Epimenide, noto cretese, che non so in quali circostanze ha affermato: "Tutti i cretesi sono bugiardi". O per rifarsi a una formulazione posteriore ma equivalente potremmo dire come Sant'Agostino nelle Confessioni (scritte prima che diventasse santo, quindi certamente ancora uomo): "Ogni uomo è menzognero". Cosa comporta questa affermazione? Se ogni uomo è menzognero ed essendo io un uomo, quello che dico è falso. Se quello che dico è falso, allora esiste almento un uomo veritiero (in logica la negazione del quantificatore ogni è la trasformazione nel quantificatore esiste e la negazione del suo campo d'azione, ovvero la frase che lo segue); ciò non implica che io non possa essere bugiardo, quindi quello che dico rimane falso. Il cosiddeto paradosso di Epimenide è un enunciato falso, non un paradosso. Ce n'è di differenza.

Conforto a questa mia osservazione mi viene in letteratura dall'illustrissimo Piergiorgio Odifreddi (da cui ho preso la citazione di Agostino). Tutti riferimenti in bibliografia.

Bibliografia del post:
.
Douglas R. Hofstadter, "Gödel, Escher, Bach: un'Eterna Ghirlanda Brillante. Una fuga metaforica su menti e macchine nello spirito di Lewis Carroll", Adelphi
.Piergiorgio Odifreddi, "C'era una volta il paradosso. Storie di illusioni e verità rovesciate", Einaudi, 2001
.
Sito personale di Piergiorgio Odifreddi (fatevi un favore, leggete qualche saggio, magari sulle Zichicche o l'intervista a Gesù - soprattutto in merito al post su Mel Gibson)
.
Piergiorgio Odifreddi, "Storia apocrifa di un mentitore" (capitolo di C'era una volta il paradosso)
.
Odifreddi intervista Hofstadter









postato da: gabriele.m | 10:05 | commenti (1)

mercoledì, aprile 14, 2004

Risorsa consigliata ...

Risorsa consigliata del giorno: Il Motore Anagrammatico del Gaunt.

I night gaunts (magri notturni) sono creature fantastiche - alate, senza volto, acchiappano le persone di notte portandole in volo e facendo loro solletico - partorite dal genio di H.P.Lovecraft, uno dei più grandi scrittori horror della letteratura.

Il motore anagrammatico invece è un software che produce anagrammi di frasi in italiano! Le frasi generate sono corrette ortograficamente ma non semanticamente né sintatticamente (non significano nulla e non hanno la forma di una frase). Utilizza un dizionario corposo per controllare se le parole che man mano ricava permutando le lettere della frase originale esistono realmente. L'albero decisionale che si genera da questa permutazione viene sforbiciato utilizzando una qualche tipo di funzione euristica. Un bel progetto di Intelligenza Artificiale!

Per curiosità, vi lascio alcuni anagrammi divertenti del nome della persona che mi ha segnalato questa risorsa:
enfatica stonero
esecrata in tonfo
faticate re sonno
no notte serafica
scatenerai tonfo

Indovinate chi è!

Bibliografia del post:
.Howard Phillips Lovecraft, "Alla ricerca del misterioso Kadath", Mondadori







postato da: gabriele.m | 17:05 | commenti

lunedì, aprile 12, 2004

LA PASSIONE DI MEL G...

LA PASSIONE DI MEL GIBSON PER IL SANGUE

Io l'ho visto. Lo preciso tanto per chiarezza, dato che molti ne stanno parlando senza averlo visto; in genere questo comportamento è degno di biasimo, in questo caso no perché basta aver visto un paio di scene per capire esattamente come è impostato il film e cosa offre.

In buona sostanza è un documentario sulle ferite, cadute, traumi, sfighe sopportate da Gesù Cristo Nostro Signore durate la passione, con tanto di puntuale slow motion su tutti i momenti topici.

E' stato lodato per la veridicità storica, ma in molti passaggi banali la si è sacrificata sull'altare dell'iconografia classica o per qualche licenza narrativa (vedi i chiodi piantati nei palmi delle mani anziché nei polsi o il nazareno che parla in latino con Pilato)

E' stato lodato per aver esaltato la sofferenza fisica di Dio in terra, ma credo che altri ci siano riusciti molto meglio - e più concisamente (vedi le 39 frustate in "Jesus Christ Superstar", che ha comunque ben altri motivi di interesse).

E' stato lodato per come mostra l'amore della Madre di Dio per il figlio che muore sulla croce; credo che non possa neanche essere paragonato al De André di "Tre madri" ne "La buona novella" (che ha comunque ben altri motivi di interesse).

E' stato criticato perché antisemita; per quanto la Chiesa abbia assolto gli ebrei dalla colpa(?) di aver ucciso Dio, Mel Gibson è abbastanza fedele al Vangelo e al pensiero di molti cristiani.

Io credo invece che nessuno abbia colto la vera originalità di questo film. A parte Monica Bellucci che nel recitare in aramaico sembra aver trovato una sua dimensione ottimale e una bravissima Rosalinda Celentano, io credo che la pellicola sia fondamentalmente grottesca. Mel Gibson non riesce a nascondere la sua passione sadica per il sangue e tutto il film si impernia su una sorta di ironia blasfema. Ogni volta che ripenso a Gesù che cade dal ponte e rimane appeso a 1 metro da terra alle corde e alle catene dei romani, ogni volta che ripenso a Gesù che cade e la croce gli rimbalza sulla testa o quando ribaltano la croce su se stessa con Gesù già inchiodato non riesco a togliermi dalla testa Will E. Coyote. Mel Gibson crede che Gesù non abbia sofferto troppo, quindi rincara allegramente la dose. In pratica è una pellicola satanista.

A parte queste sciocchezzuole, volevo consigliare, oltre alle già citate Opere d'Arte, due film che non ho ancora visto: "Il Vangelo secondo Matteo" di Pier Paolo Pasolini (scopro con raccapriccio che è stato restaurato da Mediaset, Medusa Film e Centro Sperimentale di Cinematografia per Cinema Forever) e "L'ultima tentazione di Cristo" di Martin Scorsese, entrambi in proiezione prossimamente al Cinema Lumière di Bologna nella rassegna "La passione secondo il cinema".

Bibliografia del Post:
.
Recensioni da mymovies.it
.Sommario di Internazionale



postato da: gabriele.m | 19:01 | commenti (1)

domenica, aprile 11, 2004

FINANZA ETICA e COMM...

FINANZA ETICA e COMMERCIO EQUO E SOLIDALE

Articolo interessante sul numero di aprile di Consumatori, il mensile dei soci Coop edizione marche abruzzo, sulla Finanza Etica. Alessandro Messina, presidente di Afe - Associazione Finanza Etica, costituita negli anni '70, sintetizza la mission dell'Associazione: "riagganciare l'uso del denaro alla realtà, riportando le relazioni sociali al centro dello scambio. E' una finanza trasparente, solidale, responsabile. E partecipata".

I fondi gestiti da intermediari italiani che investono secondo criteri etici amministrano un patrimoni di 1,2 miliardi di euro su un totale di 509 miliardi di euro (0,24%). Il 4,8% degli italiani ha fatto ricorso a istituti o fondi di finanza etica.

Ma essendo l'etica a volte soggettiva e sicuramente non uniforme, Afe pubblica periodicamente il "Manuale del risparmiatore etico e solidale" in collaborazione con la rivista "Altraeconomia".
C'è chi fa finanza caritativa, devolvendo in beneficienza parte dei guadagni.
C'è chi fa finanza socialmente responsabile, investendo nel mercato mobiliare secondo dei criteri di esclusione per certi settori di investimento.
C'è chi fa propriamente finanza etica seguendo il
"Manifesto della Finanza Etica": le Mag, mutua autogestione, cooperative che gestiscono il denaro dei soci secondo principi di trasparenza e di valore sociale; Consorzio Ctm-Altromercato, con il suo approccio terzomondista, ovvero di investimenti nel sud del mondo, e il sostegno alle botteghe del commercio equo e solidale; Banca Popolare Etica (con Fondazione responsabilità etica, il Consorzio Etimos ed Etica sgr - società di gestione del risparmio): "Banca Etica è espressione di finanza a fine dell'economia, e non di finanza solo fine a se stessa" dice il presidente Fabio Salvati.

Dato che gli investimenti sono fortemente legati all'economia reale, presentano anche fattori di rischio minori; per i piccoli risparmiatori traumatizzati dai vari crack di questi anni, dall'assenza di trasparenza, dalle bolle speculative, la finanza etica può essere una valida opzione (che può sfociare in forme di disobbedienza monetaria: togliere i risparmi dalle banche).

Per le forme di Finanza Etica è bene aggiungere il microcredito, forma di finanziamento per piccolissime realtà economiche in paesi sottosviluppati tesa a stimolare l'attività economica e la solidarietà sociale tra chi contrae il debito; è stato ideato da Yunus e attuato dalla Grameen Bank.

In tema di commercio eque e solidale è appena uscito per Feltrinelli "La crisi di crescita" di due giornalisti de Il Resto del Carlino, Lorenzo Guadagnucci e Fabio Gavelli, dove si affrontano le problematiche legate alla crescita di queste realtà.
Il libro è stato presentato giovedì scorso nella sede de la Feltrinelli di piazza Ravegnana, Bologna. Sono intervenuti anche Pino Cacucci, scrittore, con note di colore sul Messico; Tullio Maccarone, presidente altromercato, con un'analisi abbastanza lucida sulla necessità di avere dei solidi fondamentali economici per il settore; Giorgio Dal Fiume, presidente Ctm, 'il nostro movimento è in crescita e da una speranza'; Paolo Barnard, ex di Report (annuncio in diretta), 'il movimento dei movimento sta sprecando energie, non ha capito chi decide veramente, le manifestazioni contro Berlusconi con le bandierine non servono a nulla'. Alcuni buoni spunti sui dazi sui prodotti finiti che inibiscono la produzione nei paesi sottosviluppati, sul sostegno alla nostra agricoltura che inibisce quella dei paesi sottosviluppati, sul nostro attaccamento al tenore di vita che inibisce quello dei paesi sottosviluppati.

Bibliografia del post:
.Muhammad Yunus, "Il banchiere dei poveri", Feltrinelli 1999
.Lorenzo Guadagnucci, Fabio Gavelli, "La crisi di crescita. Le prospettive del commercio equo e solidale", Feltrinelli, 2004
.Leonardo Becchetti, Luigi Paganetto, "Finanza etica Commercio equo e solidale", Donzelli, 2003
.Banca della Solidarietà
.Redattore Sociale
.Banche di Credito Cooperativo











postato da: gabriele.m | 01:24 | commenti

sabato, aprile 10, 2004

SVILUPPO SOSTENIBILE...

SVILUPPO SOSTENIBILE e IMPRONTA ECOLOGICA

Nel 1983 l'ONU istituice la Commissione Mondiale per lo Sviluppo e l'Ambiente. Il rapporto della Commissione (Il Nostro Futuro Comune, 1987), noto con il nome della Presidente Gro Harlem Brundtland, definisce chiaramente cos'è lo sviluppo sostenibile: "lo sviluppo che è in grado di soddisfare i bisogni della generazione presente, senza compromettere la possibilità che le generazioni future riescano a soddisfare i propri".

Nel 1992 alla Conferenza dell'ONU di Rio de Janeiro, il Vertice della Terra, viene individuata nell'Agenda 21, il Programma d'Azione per il XXI secolo, il mezzo per coordinare a livello locale le politiche di sviluppo sostenibile.

Ma perché tanta preoccupazione? Il nostro sviluppo è davvero insostenibile?

Mathis Wackemagel, del Redefining Progress, ha ideato un modello per stabilire l'incidenza di una persona sull'ambiente in termine di ettari di terra necessari alla produzione dei suoi consumi. Rapportando questo indice con la biocapacità procapite della terra vengono fuori dati interessanti, in particolare che la terra non basta a sostentarci.
Chiaramente Il calcolo di questa "superficie vitale", denominata Impronta Ecologica, si può applicare a città, regioni, paesi. Ma calcolarla per una persona specifica (se stessi) è davvero stimolante. La mia Impronta Ecologica è di 3,4 ettari. La biocapacità procapite della terra è 1,8. Io non sono sostenibile. Mi consola pensare che c'è gente molto più insostenibile di me, ad esempio gli statunitensi...

Bibliografia del post:
.Calcola la tua impronta ecologica - My Foot Print
.Calcola la tua impronta ecologica - Provincia di Bologna
.Calcola la tua impronta ecologica - WWF Italia
."Manuale delle Impronte Ecologiche", Nicky Chambers, Craig Simmons, Mathis Wackemagel, Edizioni Ambiente
.Dossier: "L'impronta ecologica. Uno strumento di verifica dei percorsi verso la sostenibilità", G.Bologna del WWF (pdf, 361 kb)
.Living Planet Report del WWF
.Ministero dell'Ambiente - Direzione per lo sviluppo sostenibile
.Terzo Millennio
.Rete Lilliput











postato da: gabriele.m | 00:57 | commenti

giovedì, aprile 08, 2004

NO ai brevetti softw...

NO ai brevetti software in Europa

10 giorni di sciopero web, contro 20 anni di incubi di brevetto

Stiamo protestando contro i brevetti software in Europa.

La maggior parte dei software, diventera` illegale per l'uso in Europa se questa pericolosa direttiva sara` adottata senza i necessari emendamenti.

La Commissione Europea e il Consiglio dei Ministri stanno segretamente spingendo per una brevettabilita` del software senza limiti, fortemente incitati dalle multinazionali e da avvocati specializzati in brevetti. Essi stanno ignorando la decisione di voto democratico del Parlamento Europeo del 24 settembre 2003, che ha il supporto di oltre 300.000 cittadini, 2.000.000 PMI, dozzine di economisti e scienziati.

Unitevi a noi in una dimostrazione nelle strade di Bruxelles, il 14 aprile 2004.

Unitevi a questa protesta cambiando la vostra homepage dal 5 fino al 15 aprile.

Il precedente appello è lanciato dalla Foundation for a Free Information Infrastructure contro la brevettabilità del software in europa. Come tutti i brevetti, anche questo dovrebbe passare come volano per la ricerca e l'innovazione in campo informatico. In realtà è opinione abbastanza diffusa che in questo campo i brevetti comprometterebbero seriamente l'innovazione, lasciando tutto in mano alla grande monopolista (e i monopolisti non hanno bisogno di Research&Development). Ancora peggio, con gli spiragli che aprirebbe la direttiva che stanno preparando Bolkestein (destro olandese della Commissione Europea) e il Consiglio Europeo, praticamente qualunque opera dell'intelletto potrebbe essere brevettata, non solo le applicazioni tecnologiche e industriali (es.: il software di controllo della mia catena di montaggio): basta portarle all'ufficio brevetti non su un foglio di carta ma su un computer.

Alcune note sui firmatari delle varie petizioni. Tra gli economisti abbiamo due italiani della Scuola Sant'Anna Supeiore di Pisa: Giovanni Dosi e Alfonso Gambardella. Tra gli informatici: Luigia Carlucci Aiello del Dipartimento di Informatica e Sistemistica della Sapienza di Roma, Maurizio Gabrielli del Dipartimento di Scienze dell'Informazione dell'Università di Bologna, Ugo Montanari del Dipartimento di Informatica dell'Università di Pisa, Lorenza Saitta del Dipartimento di Informatica dell'Università Amedeo Avogadro di Alessandria. Non conosco i firmatari, sono sicuro che ce ne sono molti altri di valore non inferiore che non hanno firmato.
Il documento delle piccole e medie imprese è sottoscritto da CEA-PME (Confederazione delle Associazioni delle Piccole e Medie Imprese) che rappresenta 500.000 imprese in tutta Europa (ma non ha organizzazioni affiliate in Italia). Non è invece sottoscritto (o non ancora) dalla UEAPME (Unione Europea dell'Artigianato e della Piccola e Media Impresa) che rappresenta 10.000.000 di imprese in tutta Europa (7.000.000 nell'Unione), a cui aderisce anche l'italiana CNA (Confederazione Nazionale dell'Artigianato e della Piccola e Media Impresa).

Perché i grandi non si sbilanciano mai?

Bibliografia del post:
.Brevetti coinvolti in un webshop
.Intervento del Consiglio Europeo rispetto alla delibera del Parlamento Europeo
.Frits Bolkestein, il punto di riferimento delle lobby nella Commissione Europea
.Delibera del Parlamento Europeo sulla brevettabilità delle invenzioni attuate per mezzo di elaboratori elettronici
.Petizione di Eurolinux sui brevetti software
.Piccole e medie imprese contro la direttiva della Commissione Affari Legali del Parlamento Europeo
.Lettera aperta di alcuni economisti al Parlamento Europeo
.Petizione di informatici indirizzata al Parlamento Europeo
.Sito della manifestazione di Bruxelles
.Sito della FFII sulla manifestazione di Bruxelles












postato da: gabriele.m | 11:42 | commenti

Un blog è una creatu...

Un blog è una creatura strana. Ancora non l'ho capita bene. Ciò non è importante. L'importante è comprendere bene cosa voglio io da questo blog.

L'aleph, secondo Borges, è "il luogo dove si trovano, senza confondersi, tutti i luoghi della terra, visti da tutti gli angoli…". In questo mi ricorda molto Internet: tutto il mondo, tutte le informazioni a disposizione di ciascuno. Come distinguerle, come utilizzarle, come difendersi? Mi ripropongo questo: il blog come strumento per affrontare in maniera consapevole e cosciente il sovraccarico di informazioni (digitali e non). Senza giungere alla catalogazione sistematica, tenere traccia cronologica delle inormazioni rilevanti e delle riflessioni che innescano.

Chiaramente tu che leggi non c'entri niente. La mia finestra sull'aleph, per te è una finestra sulla mia coscienza e sulla mia cognizione. Ma tu non esisti, se non come combinazione di cifre binarie nella variabile counter.

Bibliografia del post:
.L'aleph, Jorge Luis Borges, Feltrinelli


postato da: gabriele.m | 04:05 | commenti